mercoledì 31 agosto 2016

Sesso, sesso, sesso e nuove novelle



Nei primi due romanzi della serie La studentessa e il potatore non accade molto, e se fossero manga giapponesi sarebbero catalogati sotto slice of life, josei, romance e comedy. Non c’è una trama articolata, e soprattutto il primo libro è ridotto ai minimi termini di una relazione – lui e lei senza l’altro – con Yae-rim a fare da ciliegina sulla torta.

Ho ventitré anni, sono fidanzata e ho pensato che non sarebbe stato così male provare a raccontare una storia d’amore normale: due che si conoscono, si piacciono, sono attratti l’uno dall’altra, si baciano, fanno sesso usando il preservativo, si prendono in giro, passano il tempo assieme, discutono e litigano. E poi si lasciano. 

C’est la vie, mi hanno detto, e così ci ho scritto delle storie nelle quali mi sono divertita a iniettare un po’ molta fantasia (e dove lo si trova uno che pota, che surfa, che legge Dante, che ti dedica le poesie, che è bello e che scopa bene?) e un po’ molta realtà: quella universitaria col Francazzolla e gli esami e i capitoli delle tesi che non finiscono mai, come la famosa carta igienica (e l’universo semantico non è molto diverso); quella di Valentina, che è una di quelle ragazze acide che potreste trovare alla pizzeria per asporto sotto casa, vestita di felpa e pantaloni della tuta; quella di Yae-rim, che per fortuna non vuole passare per la stronza di turno, cercando di sottrarre Won-ho alla damigella a lui destinata.

E poi c’è quello che dà il titolo a questo post marrano: il sesso. Che non è più argomento tabù, ora che è stato sdoganato dalle Sfumature e tutte possiamo sfoggiare delle palline vaginali sul comodino o leggere Harmony in pullman.

Quando ho cominciato a scrivere le Cesoie, però, ho pensato e riflettuto a lungo sull’argomento: scrivere alcune scene di sesso, e pure esplicite (dishonor on me, dishonor on my cow), rendeva il libro un erotico? Alla fine, dopo lunghe conversazioni a senso unico con il mio fidanzato e a doppio senso con me stessa, ho deciso di no, e non perché l’erotico non mi piaccia, ma perché il sesso fa parte, per fortuna, delle nostre vite e raccontarlo è perfettamente normale. Se racconto dell’amore di due ventenni, quindi, devo raccontare anche come fanno l’amore (se lo fanno). E pur con tutte le differenze geografiche e culturali, Valentina e Won-ho, almeno in questo, si sono sempre trovati d’accordo.

La loro relazione è giocata molto sul piano fisico, si devono vedere e si devono toccare e baciare e sentire, e le tappe del loro percorso le hanno scritte sul corpo. C’è poco di metafisico, o poetico, o romantico nel senso classico del termine nel modo in cui si conoscono e si amano, ma forse c’è un pezzo di realtà un poco negletto nella narrativa romance classica, quella con cui sono cresciuta.

Una blogger, Tabata, ha scritto nella sua recensione: “Non è una storia d’amore ma nemmeno solo di sesso”. Loro si amano? Nella mia testa sì, sono sempre stati meant to be e non so quanto mi sia costato scrivere il finale delle Cesoie, così come l’inizio di Bad girl, ma nel momento della storia è difficile crederlo. Sono ancora lontani, e lo saranno a lungo, e non solo per la differenza culturale e di aspettative, ma anche per il carattere che condividono (le stesse difficoltà a maneggiare la delicata materia quale è quella dei sentimenti).

E forse non sembra, perché sono stata un’autrice generosa nel primo libro (e un po’ meno nella novella, credo), ma Won-ho sa essere mean, ed è pungente, e intelligente, e sarcastico come lei. Se fosse solo buono e bello, Valentina se lo sarebbe già mangiato e digerito e starebbe chiedendo il dessert. Fortunatamente, prima di professarsi ateo, Won-ho è cresciuto buddhista e ha imparato come essere paziente, una virtù che eserciterà spesso con la sua bella straniera.

Quindi, cosa volevo dire? Che si scoprono soprattutto col sesso. Parlano tantissimo, ma lo fanno senza dirsi le cose importanti, che il corpo sa ma la mente non vuole ancora ammettere e razionalizzare. E questa loro tendenza – lui perché è riservato e poi lei è straniera, viene da un luogo che non ha mai visto, non è la ragazza che si aspettava, non può sposarla; lei perché dice di non avere un cuore, ha difficoltà a venire a patti con i propri sentimenti e non vuole legarsi o essere dipendente da qualcuno – è acuita dalla consapevolezza del poco tempo che rimane. E se sono destinati a lasciarsi, non è giusto lasciar fuori quell’organo umano fin troppo prezioso per essere spezzato troppe volte e inutilmente? Tutto ciò sembra molto sensato, e non possiamo aspettarci di meno da Valentina e Won-ho, che se fossero nati filosofi sarebbero sicuramente stati razionalisti convinti.

E così è per Corrado e Matilda, i nuovi protagonisti che volevo presentarvi oggi. Sì, perché a quanto pare sono fissata col sesso, così pure la loro storia comincia da questa fantastica dimensione poco spirituale. Mentre finivo di correggere Il titolista di Bassano, ho cominciato a scrivere una novella, che questa volta sarà ambientata nel medioevo italiano. E l’idea è venuta da questo pensiero: una ragazza avrebbe potuto “amare” un uomo che è stata costretta a sposare? Più nello specifico: una ragazza con un carattere forte (seconda mia fissa, dopo il sesso, sembra) come avrebbe affrontato la prima notte di nozze con un cavaliere che disprezza?

Ho interrogato la mia amica storica in proposito, e poi ho cercato di fare una sintesi creativa per la trama che avevo in mente, addolcendo un po’ la pillola perché non mi andava di inserire uno stupro.
Sono solo le elucubrazioni oziose di un’aspirante scrittrice? Può darsi, ma come ho detto prima pure per le mie fantasie più sfrenate ho bisogno di un appiglio realistico. E poi non potevo deludere i puristi della Storia, vero? Non vorrei ritrovarmene qualcuno alla porta, senza una spada affilata a sufficienza per affrontarlo.

Intanto, vi posso anticipare il titolo, che conterrà semplicemente i nomi dei personaggi e nient’altro. La signora originalità ha chiamato a casa quando stavo dormendo, e ha risposto l’incivile fidanzato dicendo: “Mi scusi, ma ha sbagliato numero”.

giovedì 11 agosto 2016

Di sirenetti-potatori, aspiranti scrittrici e prime volte

Scrivo il primo post nella notte di San Lorenzo, sperando che sia di buon auspicio, come la pioggia a un matrimonio, prima che la sposa rinsavisca e decida di scappare con il cugino bello.

Il 12 agosto, domani, saranno tre mesi dall’uscita del mio romanzo d’esordio, Le cesoie di Busan, e quale migliore occasione per inaugurare questo spazio?
La pubblicazione del libro mi ha cambiato la vita, davvero. Prima andavo a lezione, lavoravo, davo da bere alle piantine moribonde di basilico, riprendevo il mio incivile fidanzato e facevo la schiavetta part-time della mia gatta. E scrivevo molto – sul divano perché c’è più luce – ma non avevo mai pensato di intraprendere la “carriera” di scrittrice. Da piccola dicevo di voler fare l’astronauta, ma la fisica al liceo mi ha fatto cambiare idea con le cattive.

Poi c’è stato il colpo di testa, quello che ti fa mangiare tutta una pizza formato famiglia, provarci con un cattivo ma bellissimo ragazzo o conoscere la suocera a stomaco vuoto. Spronata da amiche poco serie, ho cominciato a guardare al mio nuovo progetto di scrittura (la serie in corso, proprio quella) da una prospettiva diversa. E a dirmi: ma se lo facessi davvero? 

Il resto è storia, come si dice: le notti insonni a plottare e scrivere, le giornate (afose prima, freddissime dopo) a fare ricerche per trovare l’editor giusto, la revisione fiscale per far quadrare i conti, lo studio di tutto quello che c’era da sapere sull’autopubblicazione.
Infine, come la domanda fuori programma all’esame di lingua e letteratura slovena che non hai preparato benissimo, il mio lato più sognatore e spensierato si è scontrato con la realtà: le correzioni infinite, l’impaginazione, le copertine, le piattaforme online, i social network, la promozione.
Il percorso è stato difficile, e l’ho vissuto bene e male, e confesso che a più riprese ho sentito di non potercela fare con le mie sole forze. Però è andato tutto per il verso giusto, e sono ancora qui, a raccontarvi di me e di cose forse poco interessanti.

Da più di un anno, quindi, sono accompagnata ovunque e costantemente da Valentina e Won-ho, con frequenti apparizioni di Yae-rim, e la mia relazione monogama si è all’improvviso allargata. E anche se la mia immaginazione corre spesso verso altre parti del mondo e della storia, poi torna sempre a quella che considera un porto sicuro, ovvero questa improbabile coppia formata da un sirenetto-potatore (grazie Amaranth per la definizione!) e da una ragazza acidella ma divertente. Ora non riesco più a pensarmi senza di loro, e il mio ragazzo preferisce non commentare quando lo dico ad alta voce.

Ma sto divagando: dicevo del blog, appunto. K.way è un nome strano e semplice proprio come me (e le Cesoie!): potete leggerlo come Karen way, come korean way (che piace molto alla mia editor) o come k-way, la giacca a vento, da cui il sottotitolo. Il fattore K. è ovunque (e grazie a Tabata per l’ispirazione).

Cosa ci troverete? Difficile prevedere il futuro con la stessa precisione dell’oroscopo, però per adesso lo userò come diario di scrittura, col quale aggiornarvi sulle cose a cui sto lavorando, per pubblicare approfondimenti come quelli che avete letto durante il blog tour delle Cesoie e, la cosa più bella (spero anche per voi!), per l’iniziativa #ASKAREN.

Nella pagina dedicata potete leggere la presentazione, ma riassumo anche qui: una volta al mese voglio scrivere qualcosa proposto da voi. Non potrà essere un testo lunghissimo per ragioni di tempo e spazio, ma mi piacerebbe molto regalarvi qualche pagina e vedere il risulato di questa sinergia lettore-autore. Ho rivelato la sorpresa che covavo da giorni, vi piace? 

E ringrazio le deliziose lettrici che hanno partecipato a “Indovina il titolo”, perché mi hanno dato loro l’idea, soprattutto quel “La polenta nella nebbia” di Simona. Le cesoie di Busan ha davvero consacrato polenta e cavallo come piatto erotico d’eccellenza, e ciò mi rende oltremodo felice e soddisfatta. Per adesso mi sembra tutto, torno sul divano perché i personaggi chiamano, e l’uscita del Titolista è imminente.

Yo, let’s get it! 
Karen